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Elettromiografia: riconoscere la sindrome del tunnel carpale
Esame diagnostico
Esame diagnostico
La sindrome del tunnel carpale è molto diffusa, soprattutto tra le donne dopo la quinta decade di vita e tra le persone che, per lavoro, effettuano movimenti ripetitivi. Gli studi neurofisiologici condotti sugli arti superiori, specifici per tunnel carpale, consentono di diagnosticare questa condizione per trattarla e risolverla nel minor tempo possibile. Ecco come funzionano questi esami e a chi rivolgersi per prenotarli.
Annoverata tra le neuropatie periferiche (ovvero tra le patologie che affliggono i nervi degli arti e, più raramente, del cranio) la sindrome del tunnel carpale è una condizione originata dalla compressione del nervo mediano del polso, all’interno del canale, formato dalle ossa e dal legamento trasverso del carpo, chiamato proprio tunnel carpale.
Il nervo mediano è responsabile della sensibilità del pollice, dell’indice, del medio e di parte del quarto dito, che può essere compromessa in caso di infiammazione o restringimento del tunnel.
Trattandosi di una sindrome, i sintomi possono essere molteplici e variegati in fatto di intensità e ordine di esordio. In un quadro classico, comunque, si presentano manifestazioni come:
Tutti questi sintomi sono esacerbati durante la notte e tendono spesso a peggiorare se non trattati, fino a compromettere la capacità di svolgere le più semplici attività quotidiane.
Come abbiamo anticipato, lo schiacciamento del nervo mediano, responsabile della sindrome del tunnel carpale, può essere causato da molteplici condizioni, tra cui le principali sono:
Ora che abbiamo visto come e perché si manifesta la sindrome del tunnel carpale, spieghiamo come si può diagnosticare al fine di iniziare a curarla.
In presenza dei sintomi caratteristici elencati sopra, lo specialista imposta l’iter diagnostico effettuando, durante la visita, test clinici come la ricerca del segno di Tinel (percussione sul nervo mediano che, in presenza della sindrome, provoca formicolio) e il test di Phalen (piegando i polsi verso il basso, il paziente avverte un’accentuazione dei sintomi).
Per fugare ogni dubbio, poi, il medico può richiedere al paziente di sottoporsi ad esami strumentali come l’ecografia e l’elettromiografia degli arti superiori per tunnel carpale.
L’elettromiografia consiste nello studio neurologico più indicato per diagnosticare la sindrome del tunnel carpale. Il nome dell’esame è proprio “elettromiografia degli arti superiori per tunnel carpale” il che indirizza già verso una possibile diagnosi, aprendo a due soli scenari: un esito positivo, grazie a cui il medico conferma la presenza della compressione del mediano, e une esito negativo, che rende, invece, necessario procedere ad altri approfondimenti.
L’esame si articola in due momenti:
Non sempre il medico deciderà di procedere ad entrambe le fasi dell’esame (elettroneurografia ed elettromiografia con elettrodi ad ago) e questo già influisce sulla durata dello stesso che, in genere, comunque, dura dai 30 ai 60 minuti anche a seconda del fatto che sia effettuato ad un solo arto o ad entrambi.
L’elettromiografia non è dolorosa ma può essere fastidiosa, specie nel momento in cui vengono immessi gli impulsi elettrici e quando vengono inseriti gli aghi.
Essendo un esame non invasivo, non è necessaria alcuna preparazione e non sono presenti effetti collaterali al di fuori di un lieve fastidio temporaneo. Si consiglia, tuttavia, di evitare l’applicazione di creme e cosmetici nella zona interessata, di indossare abiti comodi da sfilare e di segnalare al medico l’eventuale uso di farmaci anticoagulanti.
In presenza di sintomi che possono far sospettare una sindrome del tunnel carpale, occorre prenotare un’elettromiografia agli arti superiori per tunnel carpale.
Presso il Centro Medico San Pietro, con sede a Caselle e a Nole, uno staff guidato dal Dott. Giorgio Capoccitti, medico Chirurgo, specialista in Neurofisiopatologia, sarà pronto ad accoglierti e ad impostare il giusto iter terapeutico alla luce dei risultati dell’elettromiografia, potendosi interfacciare, se necessario, con medici specializzati in altre discipline presenti all’interno del Centro.