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Disturbi Specifici dell'Apprendimento
Diagnosi e Supporto
Diagnosi e Supporto
“Se non imparo nel modo in cui tu insegni, insegnami nel modo in cui io imparo”.
Questa è la frase più celebre del Dr. Harry Chasty, che è diventata quasi un mantra tra gli esperti in DSA. I disturbi specifici dell’apprendimento interessano tra l’2,5% ed il 3,5% della popolazione e, se non riconosciuti, comportano un drastico abbassamento del rendimento scolastico e, di conseguenza, delle possibilità di realizzazione delle proprie potenzialità da adulti.
I bambini che ne sono affetti risultano cognitivamente normodotati ma, nonostante l’impegno, non riescono ad apprendere in modo standard alcune abilità specifiche di base, eppure possono farlo, grazie a strumenti di apprendimento più adeguati a loro. Ecco quando sospettare la presenza di un DSA e a chi rivolgersi.
I DSA sono disturbi del neurosviluppo con esordio in età scolare. Essi si caratterizzano per progressive difficoltà nell’apprendimento delle abilità scolastiche di base che fanno registrare un rendimento scolastico non soddisfacente.
Questi disturbi sono, come dice il nome stesso, specifici di una o più abilità di base (lettura, scrittura, calcolo) mentre lasciano intatto il funzionamento intellettivo generale.
I disturbi specifici dell’apprendimento sono:
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali include fra i disturbi specifici dell’apprendimento anche altri quadri ancora più specifici dome le difficoltà di comprensione, di ragionamento matematico ed espressione scritta.
Fino a qualche anno fa, i bambini con DSA erano bollati come pigri e svogliati. Oggi, invece, a volte si eccede con la tendenza a ingigantire semplici difficoltà passeggere.
All’inizio della scuola elementare, i bambini possono incontrare alcune difficoltà nell’imparare la lettura, la scrittura o le operazioni matematiche, ma si tratta di sfide che, spesso, superano brillantemente nel corso dell’anno. È quando il bambino non riesce ad andare oltre queste criticità, nonostante l’impegno, che è bene sospettare un DSA.
Come abbiamo già detto, i bambini con DSA hanno abilità cognitive in linea con quelle dei propri coetanei, ma hanno uno stile di apprendimento diverso da quello richiesto dagli standard scolastici.
Come abbiamo visto, i DSA sono disturbi molto specifici, che richiedono degli strumenti compensativi per consentire a chi ne è affetto di apprendere in modo adatto. Esistono, però, molte altre realtà eterogenee, rappresentate da ragazzi che hanno bisogni educativi speciali non legati a un DSA. Pensiamo, ad esempio, agli alunni stranieri, a quelli plusdotati o a quelli con disturbi evolutivi specifici. Fra questi ultimi, rientrano i disturbi dell’attenzione, come l’ADHD, che è quello più spesso confuso o coesistente con i DSA.
I due disturbi sono molto differenti: i bambini con ADHD, infatti, hanno una compromissione della capacità di autoregolazione, mentre quelli con DSA non presentano problemi generalizzati nel controllo degli impulsi e non mostrano deficit di attenzione.
Come abbiamo visto, i DSA si caratterizzano per difficoltà in ambiti molto specifici, ognuno caratterizzato da limiti evidenti. La presenza di tali difficoltà, protratta per oltre sei mesi, dunque, rappresenta un segnale a cui prestare attenzione.
Oltre a ciò, i bambini con DSA possono presentare deficit:
Il primo aiuto che il bambino deve ricevere è quello da parte delle figure educative di riferimento, che devono osservare, accogliere, comprendere e rivolgersi a specialisti in grado di individuare il disturbo e dar loro delle indicazioni chiare su come procedere.
Qualora si percepissero difficoltà nell’alunno, insegnanti e genitori devono osservare attentamente l’evoluzione della situazione.
La prima cosa da evitare è quella di colpevolizzare il ragazzo che, in risposta, potrebbe proteggersi evitando i compiti e le sfide che lo mettono più in difficoltà.
Se, le difficoltà nelle competenze scolastiche di base nel ragazzo non sembrano essere passeggere, insegnanti e genitori devono sospettare la presenza di un DSA e affidarsi ad un team in grado di verificarne la presenza.
Il fine ultimo del lavoro di diagnosi è quello di predisporre l’utilizzo, da parte dei docenti, dei cosiddetti strumenti compensativi-dispensativi, come previsto in Italia dalla Legge n.170 8 ottobre 2010.
In genere, l’iter diagnostico prevede:
Una diagnosi di DSA rappresenta il primo passo per ottenere degli strumenti che permettano di affrontare le difficoltà quotidiane ed evitare, così, che esse compromettano altri ambiti.
Al Centro Medico San Pietro opera un team di professionisti che possono accogliere le famiglie nel loro percorso diagnostico e orientare alla presa in carico. L’obiettivo del percorso diagnostico è quello di ottenere una relazione utile alla scuola per redigere un piano didattico personalizzato, per contenere le difficoltà scolastiche, ma anche quello di indirizzare verso percorsi (con psicologici, psicomotricisti, logopedisti, counselor) in grado di supportare il ragazzo e la famiglia nella vita extra scolastica.