Centro Medico San Pietro News
Disturbi dell'ATM, cefalea e cervicalgia
Quando il problema non è solo dentale
Quando il problema non è solo dentale
Mal di testa ricorrente, tensione al collo, dolore alla mandibola che si irradia verso l’orecchio: quanti pazienti girano per mesi tra diversi specialisti senza trovare una risposta soddisfacente?
Il neurologo esclude patologie nervose, l’ortopedico tratta la cervicale, il dentista non trova carie. Eppure, il dolore persiste. In molti di questi casi, la chiave si trova in un’articolazione piccola ma influente: l’articolazione temporo-mandibolare (ATM).
I disturbi temporomandibolari (DTM) sono spesso sottovalutati perché i loro effetti possono coinvolgere collo, testa, spalle e orecchio. Capire quando questa associazione è plausibile — e quando invece rischia di essere una spiegazione troppo semplicistica — è il primo passo per un inquadramento corretto.
È importante però essere precisi: la letteratura scientifica descrive per lo più associazioni statistiche, non una catena causale dimostrata in modo univoco. Non tutti i pazienti con DTM sviluppano cervicalgia, né viceversa, e i meccanismi esatti di reciproca influenza non sono del tutto chiariti. Per questo, quando i due quadri coesistono, è corretto parlare di comorbidità da indagare caso per caso, evitando di presentare l’ATM come causa automatica di ogni cervicalgia resistente al trattamento.
Anche il ruolo della deglutizione e della postura linguale nella genesi della cervicalgia, spesso citato, resta un’ipotesi con supporto scientifico limitato: può avere un senso clinico in singoli casi, ma non è un meccanismo validato su cui basare diagnosi generalizzate.
La cefalea tensiva è il tipo di mal di testa più diffuso nella popolazione adulta, con una tipica pressione bilaterale che può durare da poche ore a diversi giorni. È documentata una comorbidità significativa tra cefalea tensiva e DTM, con meccanismi che coinvolgono la sensibilizzazione dei muscoli masticatori e delle vie nervose trigeminali condivise con la regione temporale.
Il bruxismo – sia notturno che diurno – è oggi inquadrato dalla ricerca più recente non come un semplice “difetto occlusale”, ma come un fenomeno neuromuscolare multifattoriale, spesso legato a fattori comportamentali, emotivi e all’attivazione del sistema nervoso centrale durante il sonno. Non tutte le persone che digrignano o serrano i denti sviluppano dolore o cefalea, e il bruxismo non va considerato di per sé una patologia da correggere in ogni caso: la sua rilevanza clinica va valutata insieme ad altri segni e sintomi. Detto questo, nei pazienti in cui il bruxismo si associa a tensione dei muscoli masticatori e temporali, un mal di testa mattutino con indolenzimento mandibolare può ragionevolmente far sospettare un coinvolgimento dell’ATM, da confermare con una valutazione specialistica.
Gli acufeni (ronzii o fischi auricolari) sono più frequenti nei pazienti con DTM rispetto alla popolazione generale, e questo dato è confermato da diverse revisioni sistematiche. È plausibile un ruolo della vicinanza anatomica tra ATM e orecchio medio.
Va però detto con chiarezza che il nesso causale non è dimostrato in modo solido: la maggior parte degli studi disponibili sul trattamento dei DTM come terapia per l’acufene non ha gruppi di controllo, e i risultati sul miglioramento del sintomo dopo trattamento dell’ATM sono eterogenei e non conclusivi. In pratica, un paziente con DTM e acufene può trarre beneficio da un trattamento mirato all’ATM, ma non è corretto promettere o presentare la risoluzione dell’acufene come un esito atteso o probabile.
Alcuni segnali, se presenti insieme e in modo persistente, giustificano un approfondimento:
Nessuno di questi segnali, isolato, è diagnostico. La valutazione va condotta secondo criteri diagnostici validati (i più utilizzati a livello internazionale sono i DC/TMD – Diagnostic Criteria for Temporomandibular Disorders), che integrano esame clinico e, se necessario, un inquadramento anche psicosociale del paziente, coerentemente con il modello biopsicosociale oggi riconosciuto come standard per i DTM.
La ricerca degli ultimi anni ha ridimensionato in modo netto il ruolo dell’occlusione dentale come causa primaria dei DTM: revisioni sistematiche e lavori di riferimento in questo campo (incluso il gruppo di ricerca del Prof. Daniele Manfredini) hanno mostrato un’associazione debole o assente tra caratteristiche occlusali/malocclusione e comparsa di disturbi temporomandibolari, tanto da parlare di superamento del vecchio “paradigma gnatologico”. Questo non significa che l’occlusione sia irrilevante in assoluto, ma che non va considerata la spiegazione principale né il bersaglio automatico del trattamento.
Per questo il trattamento dei disturbi cranio-cervico-mandibolari richiede quasi sempre un approccio multidisciplinare e prevalentemente conservativo e reversibile: l’odontoiatra/specialista dell’ATM valuta la componente articolare e muscolare, il fisioterapista lavora su muscolatura e postura cervicale, il neurologo esclude o gestisce altre forme di cefalea primaria.
Per chi vive nell’area torinese e sospetta una componente ATM alla base di cefalea e cervicalgia, il Centro Medico San Pietro offre un percorso specialistico integrato per la valutazione dei disturbi cranio-cervico-mandibolari. Il riferimento clinico interno è il Dott. Amedeo Salomone, ortodontista con esperienza nel trattamento delle disfunzioni temporo-mandibolari.
Il punto di forza del centro è la natura polispecialistica: il Dott. Salomone può avvalersi, quando necessario, della collaborazione di specialisti di altre discipline presenti in sede, evitando al paziente di dover costruire da solo un percorso tra strutture diverse.
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